TRATTO DALL'ARTICOLO: UFO SU GERUSALEMME: STORIA RIAPERTA?

sabato 12 febbraio 2011

Aaron Barr: Sfida agli Anonymous per distruggere Wikileaks

Posted on 17:32 by Mattia Paolinelli


IL CEO DELLA HBGARY FEDERAL SFIDA GLI ANONYMOUS RIVELANDONE LE IDENTITA’: TRA I MEMBRI ANCHE DIVERSI ITALIANI. MA IL VERO OBIETTIVO, IN UN PIANO DETTAGLIATO, E’ LA DISTRUZIONE DI WIKILEAKS

Di Mattia Paolinelli

Sfruttiamo immediatamente il nuovo canale instaurato con Crowdleaks per parlarvi di quello che –dopo la situazione in Egitto- è il caso di cui al momento sono piene le cronache di Internet.

Questo caso ha un nome preciso, quello  di Aaron Barr, CEO della HBGary Federal, società specializzata in “servizi di sicurezza” che per mesi avrebbe collezionato informazioni sugli Anonymous e la loro struttura attraverso conversazioni sul canale IRC (la chat usata dagli Anonymous per comunicare) e scambi di mail.

AARON BARR

Non si sa se siano stati solo questi i canali di approvvigionamento di Barr, né se sia riuscito in qualche modo a trovare un insider e ad aprire quindi una breccia all’interno dell’organizzazione, fatto sta che ad un certo punto è lo stesso Barr a considerare concluso il lavoro e a decidere di gettare la maschera svelando –il 4 febbraio- l’esistenza dell’indagine dalle pagine del Financial Times.

La reazione degli Anonymous non si è fatta attendere: prima hanno attaccato i computer dell’HBGary Federal mettendoli fuori gioco e sostituendo all’home page del sito della società di Barr questa schermata



e poi hanno preso possesso dell’account Twitter sempre di Barr pubblicandone i dati personali quali l’indirizzo, il numero di telefono, il numero di previdenza sociale e un archivio contenente 50.000 messaggi del suo account mail interno alla HBGary.

Oltre a ciò gli Anonymous hanno anche pensato di aprire un account Twitter alternativo a quello di Barr -con tanto di caricatura- dove inserire sberleffi vari e aggiornamenti sul caso.


L’intento dell’indagine di Barr non è un mistero, dato che questo è stato ampiamente chiarito sempre il 4 febbraio e sempre dalle pagine del Financial Times. L’obiettivo era quello di rendere pubbliche le vere identità di tutti gli Anonymous, di localizzarli e di svelare le relazioni e il grado d’influenza esercitato da ognuno singolarmente all’interno della comunità. Barr avrebbe esposto il tutto nel corso del suo intervento alla B-Sides security conference (nome che probabilmente non verrà mai adottato in Italia per una conferenza) che si terrà a San Francisco il 14 di questo mese.

Barr avrebbe anche dichiarato (il 7 febbraio, su Forbes) che il suo intento non era quello di divulgare queste informazioni alle autorità giudiziarie, ma evidentemente ignorava che quando si parla di Wikileaks, di Anonymous o di Hackers, gli agenti dell’FBI non mancano mai come testimonia l’interrogatorio di Applebaum subito dopo il suo intervento al Defcon dello scorso anno.

Sbadataggine, ingenuità, ignoranza o altro, sembrava ci avessero pensato gli Anonymous a riportare Barr alla realtà. Ma Barr evidentemente la realtà la conosceva bene e i suoi conti li aveva fatti in anticipo: digerito lo smacco subito con la pubblicazione di tutti i suoi dati e le sue email, il CEO della HBGary ha infatti tenuto fede alle sue promesse -o, meglio, minacce- pubblicando  tutte (forse) le informazioni in suo possesso senza aspettare un momento di più.

Ma era veramente il 14 febbraio l’ora X scelta da Barr? O forse l’intervista era un’esca per capire cosa avessero in mano da parte loro gli Anonymous sul suo conto? Sia come sia, per un momento entrambi i giocatori hanno svelato le proprie carte e ad una prima occhiata era sembrato che ad aggiudicarsi il piatto fosse stato Barr. Qui potete infatti trovare le informazioni rese pubbliche sugli Anonymous, con tanto di nomi  e cognomi dei suoi appartenenti tra cui figurano anche dei nostri connazionali.

Ma gli Anonymous avevano ancora il proverbiale asso nella manica ed hanno aspettato l’ultimo momento per mostrarlo e segnare –almeno al momento- il punto conclusivo.

L’indagine di Barr a quanto pare s’inseriva infatti in un piano più grande ed ambizioso che prevedeva non solo l’identificazione della struttura di Anonymous ma anche e soprattutto della struttura di Wikileaks. Illazioni? No, abbiamo le prove e queste consistono nel seguente documento
























realizzato a sei mani dalla Palantir Technologies, la HBGary Federal (la società di Barr) e la Berico Technologies, dove Wikileaks non è trattata solo come un soggetto d’indagine ma come si può notare viene chiaramente identificata come un pericolo. Un pericolo di cui si analizzano debolezze e contro il quale si elaborano strategie di attacco.

Ecco il sito della Palantir Technologies


Quello della HBGary Federal


E quello della Berico Technologies


Queste tre società hanno visto il loro bel progetto diventare di dominio pubblico ed è chiaro che per delle aziende sviluppatrici di tecnologie per l’intelligence e fornitrici di quelli che esse stesse definiscono “the most innovative products in cyberdefense”, il risultato finale è quello di un grave smacco e di un importante danno alla propria credibilità.

D’altronde il mercato della tecnologia per l’ambiente del’intelligence è estremamente agguerrito ed è probabile che queste tre società avessero puntato molto, se non tutto, sul risentimento di certi ambienti governativi americani contro Wikileaks per riguadagnare terreno nei confronti di una quarta società. Quale?

Il suo nome coincide con quello che è il proprio prodotto di punta, ovvero il primo motore di ricerca analitica “temporale”: Recorded Future.


Su Nautilus gli avevamo già dedicato un approfondito articolo che v’invito a leggere o rileggere. In sintesi la notizia era tutta oltre che nello sviluppo di questo rivoluzionario software di ricerca e analisi anche nelle partnership ottenute: nientemeno che Google e la CIA.

Servire su un piatto d’argento tutti i dati relativi ai membri di Wikileaks e Anonymous poteva risultare un regalo inatteso per altre sigle governative u.s.a. e probabilmente costituisce un obiettivo condiviso anche da altre società del settore.

Devo dire infatti che nonostante per quest'operazione emerga la responsabilità (e probabilmente il finanziamento) della Bank of America, credo che tutti i potenziali asset fossero già orientati verso simili richieste: venissero queste avanzate dalla Bank of America come da qualunque altro soggetto. Ma comunque il collegamento con la BoA c'è e viene evidenziato da Wikileaks in questi termini:


Bank of America using Private Intel Firms to Attack Wikileaks


2011-02-09


In a document titled "The WikiLeaks Threat" three data intelligence companies, Plantir Technologies, HBGary Federal and Berico Technologies, outline a plan to attack Wikileaks. They are acting upon request from Hunton and Williams, a law firm working for Bank of America. The Department of Justice recommended the law firm to Bank of America according to an article in The Tech Herald. The prosed attacks on WikiLeaks according to the slides include these actions:



  • Feed the fuel between the feuding groups. Disinformation. Create messages around actions of sabotage or discredit the opposing organizations. Submit fake documents and then call out the error.




  • Create concern over the security of the infrastructure. Create exposure stories. If the process is believed not to be secure they are done.




  • Cyber attacks against the infrastructure to get data on document submitters. This would kill the project. Since the servers are now in Sweden and France putting a team together to get access is more straightforward.




  • Media campaign to push the radial and reckless nature of WikiLeaks activities. Sustain pressure. Does nothing for the fanatics, but creates concern and doubt among moderates.

  • Search for leaks. Use social media to profile and identify risky behavior of employees.


In ogni caso, una certezza l’abbiamo: al di là di ogni altra considerazione sulla loro genesi, Wikileaks e gli Anonymous sono sempre più sotto un tiro incrociato d’interessi pubblici e privati che sta -nei fatti- unendo i loro destini. E sempre i fatti diranno se il tempo è dalla parte di quegli interessi o di Assange e Guy Fawkes.

AGGIORNAMENTO

Abbiamo già un primo aggiornamento ed a fornirlo sono gli stessi Anonymous. A quanto pare Aaron Barr si aggirerebbe per Facebook sotto lo pseudonimo di Julian Goodspeak alla ricerca di ulteriori informazioni e contatti tra gli Anonymous. L'avviso è espresso in questa nota di Facebook





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