giovedì 10 marzo 2011
Quello che non sapete sulla Libia
Posted on 10:33 by Mattia Paolinelli
Di Mattia Paolinelli
Qualcuno potrà forse pensare che il titolo sia un'esagerazione, perché come non si può essere a conoscenza di qualunque minima notizia sulla situazione in Libia data la copertura di giornali e telegiornali specie in Italia, primo partner commerciale del paese nordafricano?
Eppure qualcosa c’è. Facciamo un esempio: quanti di voi sanno che ben undici militari non libici sarebbero stati catturati dall’inizio della Rivoluzione e sarebbero tenuti tutt’ora in ostaggio dalle forze di Gheddafi? E ancora, dato che in questi giorni si assiste ad un generale dietrofront di chi dava ormai per spacciato il Raìs: su quali basi militari poggiava il potere del “Colonnello”? Chi ha fornito non più tardi di un anno e mezzo fa un’intera fornitura di armi leggere di ultima generazione ai soldati libici? Forse sono informazioni che meritano un approfondimento, che ne dite?
Gli ostaggi: Tre militari olandesi sono stati catturati due settimane fa dalle forze rimaste fedeli al colonnello Gheddafi presso il porto di Sirte, in Libia. I tre militari erano stati aviotrasportati sul suolo libico da un elicottero Lynx partito dalla nave militare olandese HMS Tromp e stavano cercando di trarre in salvo due “cittadini europei” la cui identità è tutt’ora sconosciuta. La notizia è stata confermata dal portavoce del Ministero della Difesa olandese, Otto Beeksma che avrebbe dichiarato come i tre soldati siano stati catturati il 27 febbraio dopo essere stati circondati dalle forze libiche.
Ma non solo l’Olanda paga lo scotto di un’operazione di salvataggio non andata a buon fine. Secondo il Sunday Times infatti sarebbe ora prigioniera dei libici anche un’unità delle forze speciali britanniche, quei SAS (Special Air Service) divenuti famosi nel 1980 a seguito dell’operazione condotta contro i separatisti arabi asserragliati nell’ambasciata iraniana a Londra.
Sarebbero addirittura otto i soldati inglesi prigionieri in Libia che –sempre secondo la testata inglese- erano coinvolti in una missione segreta per mettere in contatto i diplomatici britannici con i capi delle forze ribelli. Ma tanto sulla notizia degli otto prigionieri quanto su quella della missione segreta, il Ministero della Difesa britannico ha deciso di non esprimersi. Senza negare né confermare: solo un silenzio forse vagamente imbarazzato.
In Italia fortunatamente nessun imbarazzo: semplicemente ci si domanda di continuo cosa ne sarà delle nostre fonti d’approvvigionamento energetico. Berlusconi avrà fatto bene o male a giocare d’azzardo puntando forte sulla Russia di Putin e sulla Libia del “Colonnello”? Per carità, domande sacrosante alle quali chissà cosa avrebbe risposto Enrico Mattei. Ma Mattei non è più tra noi e anche se la sorte degli oleodotti (non dimentichiamo la sorte dei libici, però) è una delle notizie che merita il maggior risalto, non può essere l’unica. E’ strano infatti che in pochi si siano chiesti quali siano le forze su cui può contare il Raìs nel suo scontro con le truppe ribelli.
Prima della Rivoluzione in atto, la forza militare libica ammontava a oltre 100.000 soldati, più di 2000 carri armati e 374 aerei oltre ad una relativamente esigua flotta di superficie e due sottomarini. Ma i numeri non sempre sono sufficienti a fornire un’idea precisa o veritiera del potenziale di un esercito.
Si è parlato molto –e a ragione- di come l’aviazione sia appannaggio esclusivo delle forze “regolari”, ma è anche vero che le battaglie “quartiere per quartiere e casa per casa” si conducono con la fanteria. E’ stata la trasmissione Annozero ad aver mostrato una settimana fa su quali dotazioni possano contare i ribelli: in un deposito erano ammassate vecchie armi in disuso. Arrugginite, sporche e piuttosto datate. Ma quello erano armi dell’esercito. Quel deposito può quindi servire a darci un’idea anche delle armi in dotazione ai “regolari”? E’ quello un esempio calzante dell’armamentario con cui si combatte pro e contro la Rivoluzione? La differenza sarebbe quindi tutta nella disponibilità dell’aviazione?
IL DEPOSITO E’ VISIBILE DAL MINUTO 5:53
Così potremmo credere se non ci fosse una piccola notazione da fare al riguardo e che pare essere incredibilmente sfuggita alla maggiorparte dell’informazione italiana. La notazione in questione riguarda proprio le armi in dotazione alle truppe di terra del Raìs, armi che sarebbero state ottenute da una ditta italiana: la “Fabbrica d’armi Pietro Beretta”. Secondo il sito “Disarmo.org”, ovvero il sito ufficiale di ControllArmi: Rete Italiana per il Disarmo, la Beretta avrebbe infatti venduto alle truppe libiche alla fine del 2009 qualcosa come 11.000 armi tra pistole e fucili per un ricavo di 7.936.900 Euro. Il carico d’armi sarebbe partito dal porto di La Spezia e –via Malta- avrebbe raggiunto Tripoli. L’affaire (in ogni senso) libico viene raccontato su Disarmo.org fin nei minimi particolari e quindi lì vi rimando. Per il momento è tutto.
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